Si tratta comunque del mio cuore che imperterrito trova continuità e vuole protendersi all'errore scegliendo di compierlo ancora, ma in modo sempre più naturale.
Errore? ... vagamento erratico.
Vagare... muovere... andare ciecamente al bisogno di luce.
Il poeta è facitore di luce.
Pur se abbagliato d'amore, abbacinato di passione, annebbiato di eccessi, abbuiato di dolore, oscurato dalla perdita, abbrunato dall'assenza, il poeta crea ciecamente la luce e la dispone per poterne amministrare anche l'ombra.
-------------------------------------------------------------------------------------------
se ti interessa avere notizie su di me... vai al sito WEB
se invece vuoi scaricare o ascoltare i miei scritti... vai a TESTI
oppure puoi mandarmi una MAIL
-------------------------------------------------------------------------------------------

5 luglio 2009

teorema

Ricordate il recente battage sui "terroristi" intrapreso insieme dal ministro di polizia e polizia del ministro con una stampa totalmente embedded (cioè complice) che accettava ed amplificava le loro "indiscutibili" versioni?
Non so niente di quell'affare, ma mi colpì particolarmente il clamore sull'arresto di Bruno Bellomonte. Infatti sospettai subito di una bufala dato che lui era già stato oggetto di una medesima (bufala) nei fatti (anch'essi sgonfiati) dell'11 luglio di tre anni fa a Sassari. La clamorosa bufala Arcadia.

Incriminato per delle intercettazioni, riuscì fortunosamente (e fortunatamente) a dimostrare che all'epoca dei fatti si trovava in Tunisia. Brutta figura degli inquirenti che evidentemente se la sono legata al dito. Un dito accusatore che all'occorrenza, a seconda del bisogno di terrore, rispolvera a caso i terroristi colpendo nel mucchio. Come se li tirassero fuori da un cilindro al posto del coniglio. Una volta la chiamavano strategia della tensione. Oggi serve ancora a coprire le magagne e le bufale di un povero governo para-fascista che strombazza retoriche promesse al popol bue senza mantenerne mai una. Proprio come Mussolini.
Scommetto che ora il povero Bruno Bellomonte, sbattuto sulle prime pagine, è già diventato un pregiudicato buono per tutte le stagioni nonostante non abbia mai commesso nessuno dei crimini di cui viene accusato. Se ci fosse davvero giustizia, dovrebbe, e potrebbe legittimamente, arricchirsi con i danni che sarebbe giusto richiedere a chi ha montato e sfacciatamente sostenuto il teorema persecutorio.

Intanto siamo paradossalmente governati da uno che i crimini li ha commessi praticamente quasi tutti frequentando davvero cattive compagnie: corruzione, falso in bilancio, amicizia stretta con golpisti, mafiosi, spacciatori, protettori di prostitute, truffatori, e comportandosi come uno di quelli che vengono definiti "delinquente abituale" per la propensione ad iterare i comportamenti criminosi... Non è difficile documentarsi: dai tempi della sua iscrizione alla P2 in poi...

ecco qui un bel video degli Stranos Elementos che dice più di mille parole - buona visione a tutti

26 giugno 2009

OIL TOUR


bello ed importante, il documentario OIL di Massimiliano Mazzotta è in tour per giugno e luglio 2009

OILtour GIUGNO-LUGLIO 2009

26/06 ARCIMilano “Bitte” h.22:00 via Watt 37 Milano
30/06 C.S. Cantiere h.18:00 via Monte Rosa 84 Milano
03/07 Sardegna Ricerche “Edificio 2” h.10:00 Loc.Pixinamanna Pula (CA)
03/07 CONFEDERAZIONE SINDACALE SARDA Ass. ORIZZONTI NUOVI Teatro S.Eulalia Via del Collegio 2 h.21:00 Cagliari
04/07 ACLI “Hostel Argentiera” h.21:00 Loc.Argentiera (SS)
05/07 PD Partito Democratico “Pro loco” Via Roma h.21:00 Sestu (CA)
09/07 AZ.NAMUSN.ART "Laboratorio della crisi" Via Sassari 102 Porto Torres
10/07 IRS e LUMS “Teatro Comunale” h.21:30 via Gramsci Serrenti (CA)
12/07 Comune di Orosei h.21:00 via Orosei (NU)
17/07 Carovana Sarda della Pace h.21:00 via Baronia 13 Cagliari
18/07 Carovana Sarda della Pace h.21:00 Loc.Framilano Pula (CA)
19/07 Carovana Sarda della Pace h.21:00 via Isonzo Iglesias (CA)
23/07 FICC Federazione Italiana Circoli del Cinema “Cupola Geodetica” h.21:15 via Capo Comino Monserrato (CA)

25 maggio 2009

arte in tempo di crisi

ecco qui un articolo scritto per "La Nuova Sardegna" dell'11 giugno 2009
.................................................................................
Arte in tempo di crisi
di Alberto Masala

Quando Joseph Beuys mise il pubblico ed i critici davanti ad un mucchio di sabbia, sapeva di compiere un gesto sovversivo, come sovversiva può essere soltanto una cultura che apre nuovi spazi di visione dimettendosi dalle convenzioni dello sguardo consolidato e rassicurante. In quello storico momento l'opera veniva definitivamente sottratta ad ogni possibilità di gestione da parte del sistema dell'arte, mettendo i critici davanti alla loro stessa impotenza. Un mucchio di sabbia non poteva essere bello o brutto... era un mucchio di sabbia, quindi non poteva essere posseduto, venduto, acquistato, collezionato.... Anche trasportarlo o riproporlo uguale sarebbe stato impossibile: la mancanza di un solo granello ne avrebbe minato la sua feticistica riproducibilità tecnica. Salvandola così dal giudizio estetico, sottraendo l'opera alla sua mercificazione, Beuys da allora ci ha costretti in uno spazio più esteso che non quello della rappresentazione formale: appare con lui il territorio concreto dell'intelligenza, il pensiero contenuto nel gesto d'arte che ci riconsegna intatta la responsabilità di osservatori sull'essenza della vita, la nostra posizione sulla terra che ci accoglie.

Lo stesso atteggiamento e la stessa consapevolezza che oggi anima il lavoro di Az.Namusn.Art in esposizione fino al 31 maggio a Porto Torres nei locali dismessi - e da loro laboriosamente ricuperati - dell'Ex Consorzio Agrario. Il paragone non sembri azzardato: il Laboratorio della crisi di Riccardo Fadda e Pietro Pintadu rivela in embrione la stessa determinazione etica che ha condotto il percorso del grande artista tedesco: sguardo critico sulla realtà, amore incondizionato per l'ambiente, coscienza dell'azione artistica senza mediazioni nei confronti dei sistemi di controllo sociale. L'evento espositivo documenta con chiarezza energicamente irriducibile l'ecologia di un pensiero oggi faticoso in un contesto - in cui ormai è concesso agitare l'irresponsabilità come valore - che ha necessità di allevare artisti comodamente complici, produttori di un'arte decorativamente rassicurante o, al massimo, nevroticamente esorcizzante delle proprie peggiori pulsioni. Il paradosso sta qui: l'arte pubblica di Az.Namusn.Art ha come paradigma la spietata onestà dello sguardo che inevitabilmente denuncia e quindi diviene problematica. L'apparente "illegalità" delle loro azioni diventa un estremo appello alla purezza: lungi dal messianismo dei predicatori ideologizzati, agiscono, ed alla fine il re viene sempre denudato. E lasciano un segno, aprono questioni in un territorio periferico spodestato dalla propria identità originaria, ricattato dallo spettro della disoccupazione e angosciato dal fallimento di un colpevole e drammaticamente folle progetto di sviluppo. Ma questo elemento, l'essere periferico, lungi da confinare gli artisti portotorresi in una estremità irraggiungibile e pervasa da eventuali complessi d'inferiorità, li affranca e li restituisce, nella più attuale contemporaneità, al compito dell'artista come sensore della crisi globale, collocando l'esposizione fra i non-luoghi del mondo che oggi indiscutibilmente producono i fenomeni d'arte più interessanti.

Il decentramento del pensiero creativo nelle periferie, urbane o rurali, è il fenomeno ineluttabile che sta connotando la nascita della migliore creazione artistica in tutto il mondo, mentre il Centro, sede privilegiata del potere economico e politico, soffoca nella propria autoreferenzialità e, al massimo, può acquistare, ospitare, finanziare un'arte pacificata e inoffensiva con cui tacitare la propria cattiva coscienza. Sono partiti bene: dopo due anni di anonimato, ora, nella prima comparsa pubblica, ci forniscono un modello già forte, una genuina testimonianza di sperimentalità trasformata in oggetto artistico autonomo e ben sostenuto tecnicamente con diversi linguaggi espressivi. Lo stesso spazio espositivo, esempio del degrado ambientale della città, amorevolmente ripulito e adattato, nelle loro mani si trasforma in opera. Sotto altre latitudini e sistemi, forse gli amministratori coglierebbero il costruttivo segnale d'amore premiandone il coraggio. Lasciamo spazio alla speranza?

Infine un dovuto grazie al curatore dell'evento, Maurizio Coccia, appassionato docente di Storia dell'Arte nell'Accademia di Belle Arti di Sassari, Direttore Artistico prima del Trevi Flash Art Museum e ora del Centro per l'Arte Contemporanea "Palazzo Lucarini", sempre a Trevi. Il suo prezioso supporto rende il lavoro di Az.Namusn.Art da oggi più visibile. Ma grazie soprattutto per averlo tutelato con una presenza carismatica e grande onestà intellettuale senza modificarlo né ridurlo a banale kermesse.

Chiudo con una nota curiosa per chi si chiede quale sia l'origine della denominazione del gruppo: Az.Namusn.Art è evidentemente specchio della parola "transumanza". Ma la scomposizione voluta dagli artisti contiene un'inconscia semantica ben più complessa e significativa. Az, interpretabile come abbreviazione di Autonomous Zone, ci richiama immediatamente alla T.A.Z. situazionista di Hakim Bey, e nessun accostamento è più conforme alla geniale e irriverente attitudine piratesca del collettivo di Porto Torres. Namusn, in turco, significa Onore, parola casualmente aderente all'atteggiamento di "rispettabilità" sintomatica fra quei gruppi di area Rap che costituiscono la colonna sonora naturale di questi percorsi artistici. Ed il finale non può tradursi che come Arte, a pieno titolo ed in tutta la sua interezza.

14 maggio 2009

LABORATORIO DELLA CRISI

Dopo due anni di azioni clandestine, esce finalmente allo scoperto il più intransigente collettivo artistico italiano. L'esposizione comprende diversi linguaggi: dalle video installazioni a foto di grande formato, da magliette stampate a documenti della polizia locale. Un ready-made aggiornato alle istanze globalizzate della cultura digitale.

Laboratorio della crisi di Az.Namusn.Art
(Riccardo Fadda e Pietro Pintadu)
Curatore: Maurizio Coccia
a Porto Torres, via Sassari 102
Date: 9 – 31 maggio 2009

Info: www.aznamusnart.org
http://www.myspace.com/aznamusnart

l'Ex Consorzio Agrario, ora sede del Laboratorio della Crisi

7 marzo 2009

a sos sardos (con traduzione)


Finita di improvvisare alle 14,07 in risposta (affettuosa) a Nanni Falconi su Corona de Logu. E' scritta in logudorese di Pattada, lingua di Nanni, in endecasillabi per essere cantata "a tenore", e se qualcuno tenta di normalizzarla nde li sego sas francas a mossu (gli stacco le mani con un morso).


La torramus a iscrier sa limba sarda
chin maigàntas peraulas noàles?
Barrìadu nos amus chentu males
chi siccana sa zente che pilarda.

Su chi fit muntonalzu o’est nucleare
e-i s’alga cheret battijada iscòria,
cun sas bases nos an’ fattu s’istoria
de custa terra e finas de su mare.

Si primma su perigulu fit runza
como est tumore, com’est leucemía,
falat s’irrustragliada a chie si sìat…
Bessída nos el vona cust’incunza!

Non chilchedas a chie ch’ettare gulpa:
cust’est su jogu, chi siat feu o bellu.
Semus da-e sempre che pett’e masellu
ma non b’at pius ite nd‘ogare pulpa.

E crétas sa Sardigna iscalmentada?
Macché! “Sos males no los mandhat Deus…”
Mancari chi l’iscudan’ mal’e peus
parat sa barra pro s’istuturrada.

Sardigna pesa, ischída Sardigna,
move como, e ponebi s’afficcu
lassa sa cotilèsa a su burriccu
e mústra chi ses zente balu digna.

alberto masala, 6/7/09


ed ecco la traduzione italiana:

Vogliamo riscriverla la lingua sarda/ con tante parole nuove?/ Ci siamo messi in spalla cento mali/ che seccano la gente come si seccano i pomodori o la frutta.

Ciò che era immondezzaio oggi è nucleare/ e la spazzatura bisogna ribattezzarla scoria, / con le basi hanno scritto la storia/ di questa terra e perfino del mare.

Se prima il pericolo era rogna/ oggi è tumore, oggi è leucemia,/ la falce può scendere su chiunque …/ Abbiamo fatto proprio un bel raccolto!

Non cercate su chi gettare colpe:/ è questo il gioco, brutto o bello./ Siamo da sempre carne da macello/ ma non c’è più polpa da cavare.

E crederesti che la Sardegna sia scottata?/ Macché! “I mali ce li manda Dio…”/ Anche se la bastoni malamente/ offre la guancia per il ceffone.

Sardegna sollevati, svegliati Sardegna,/ muoviti subito, e usa il cervello/ lascia l’ottusità all’asinello/ e mostra che sei un popolo che ha ancora dignità.

scritto per

5 marzo 2009

a quattro a quattro



La Sardegna, dicono loro, è il posto ideale per il nucleare: è al riparo dai terremoti, e, immaginano, anche al riparo dai sardi.

dimostriamogli il contrario

1 2
3 4

Quando Ugo C. cercava voti, dichiarò che «nessuna centrale nucleare verrà costruita nell'Isola: se vorranno farlo, dovranno passare sul mio corpo». Intanto bisognava liberarsi di Soru e dei suoi sostenitori che avrebbero costituito un fastidioso ostacolo.

Immediatamente, senza neanche una giunta nominata, si presenta la candidatura della Sardegna come luogo dove concentrare le quattro centrali "necessarie" all'Italia che Berlusconi ha trattato con Sarkozy. Ho attinto la notizia da un articolo di Marco Mostallino sul Giornale di Sardegna di giovedì 5 marzo.

Tutto ha origine dalla consulenza che Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha fornito ieri al governo Berlusconi. In sintesi la sua relazione afferma che «La Sardegna è l’area italiana migliore per la costruzione di centrali nucleari, perché è la più stabile dal punto di vista sismico», Aggiungendo:«La regione Sardegna è una zona con una storia geologica completamente diversa dal resto dell’Italia. Si potrebbero fare lì tutte e quattro le centrali nucleari che il governo intende costruire, anche se poi bisognerebbe risolvere il problema del trasferimento dell’energia...».
Scrive Mostallino:
"La Sardegna è terra antica, stabile, dove le scosse di terremoto sono rare e leggere. Ecco che un sistema delicato e potenzialmente devastante come una centrale nucleare nell'isola, secondo Boschi, sarebbe sistemato bene, al riparo da eventi sismici catastrofici. Così non una ma quattro centrali potrebbero trovare spazio nella regione".

Eccoci qua. Al punto. Oltre le servitù militari ora avremo anche le servitù nucleari imposte manu militari da uno Stato al quale la Sardegna appartiene solo in quanto terra deli peggiori progetti: speculazione, cemento, militari, scorie.

Ora assisteremo al gioco delle parti. Ve ne anticipo una previsione.

1. Ugo C. fingerà di opporsi.
2. Berlusconi lo richiamerà dolcemente e fermamente al dovere.
3. lo Stato imporrà la sua scelta con grande esposizione mediatica e schieramento di truppe.
4. La provincia di Oristano sarà la prima candidata. Se la resistenza degli abitanti (a forte maggioranza centro- destra) non sarà sufficientemente ferma, la prima centrale si farà lì.
5. Poi si proporrà Perdasdefogu, tanto lì c'è poca gente e già molto minata nel fisico dalle sperimentazioni con l'uranio impoverito.
6. Sarà più difficile invece proporre Ottana, Sarroch, o Porto Torres... troppa gente, troppi fastidi.
7. Ma soprattutto, risolveranno il problema delle scorie nelle già scavate miniere del Sulcis (altro luogo dove il centro-destra ha vinto).

Non sottovaluterei quest'ultima ipotesi perché pare che sia proprio questo ciò che Sarkozy ha chiesto a Berlusconi: un aiuto a smaltire in un luogo che solleverebbe la Francia dal problema. Sulla questione scorie esiste il segreto di stato, dunque non devono neanche comunicare che le porteranno: lo faranno e basta (se glielo permetteremo).

Questa è solo la prima puntata. Ora chiedo a quei miserabili che hanno sostenuto Cappellacci di dire qualcosa in proposito. E' questo il nostro futuro? Se ci fosse giustizia dovreste essere voi i primi ad essere premiati dalle scelte che avete voluto. Se dovrà succedere, vi faccio i miei più sentiti auguri. Io lotterò perché non succeda, e sono certo di trovarmi di fronte molti fra voi come avversari, ma anche molti altri a fianco. Anche se avrò la tentazione di considerarvi dei poveri cretini, lotteremo insieme.

Intanto aggiungo due cosette: a detta di Rubbia, il nucleare è la peggior scelta che si possa immaginare per risolvere il problema dell'energia. E' il più dispendioso, crea scorie e non produce indotto né lavoro sul territorio in cui viene installato. Dato che ci vogliono almeno dieci anni e tanti soldi prima che sia operativo, prevedo che nel frattempo la Sardegna serva soltanto ad essere riempita di scorie che nessuno vuole. Esistono alternative migliori. Riprenderemo il discorso con più lucidità. Intanto, prepariamoci a resistere.


24 febbraio 2009

finalmente anche il sardo è una lingua!

Sdoganato a Sanremo da Marco Carta e i Tazenda, il sardo assurge alla dignità di lingua. Ciò che non era riuscito ad assemblee di accademici, leggi europee e regionali di salvaguardia, resistenti testi letterari e poetici, è riuscito in una sola notte al sistema della comunicazione basica e popolare. Molto intuitivi su “ciò-che-va-oggi”, i nostri eroi hanno conquistato posizioni che a nessun intellettuale sarebbero mai state concesse.
Da più parti ho sentito avanzare sospetti di “vittoria guidata”, di fenomeno “utile”…
Non credo alla vittoria guidata, penso piuttosto che lo spessore della giuria e della votazione popolare sia specchio esatto dell’esistente. Oggi l’Italia è questa. O così, o scendi. Comandano loro, dettano regole e parametri, paradigma e valori. Se chi comanda è un ignorante parvenu di successo, tutti sono autorizzati a pensare che le qualità per arrivare siano spietatezza, furbizia, sorriso, tette e culo, e così via…
E c’è chi li incarna perfettamente ed è capace di rappresentarli in un processo di svilimento apparentemente inarrestabile. Il fascismo cominciò proprio così. Il progetto di rinascita della P2, cui il nostro primo ministro aderisce fedelmente tanto da esserne un esecutore affidabile, ne è un’evoluzione naturale.
Che c’entra con Sanremo? Beh… proprio niente… parliamo d’altro: voi guardate Sanremo e sorridete, che al resto pensano loro.

Torniamo quindi al ‘fenomeno utile’.
Ci credo, ma fin dalla sua nascita il festival di Sanremo è stato un fenomeno utile. Solo che, e questo mi preoccupa, ora c’è al centro la Sardegna, che fino ad ieri fortunatamente non esisteva. Perché? Beh… si calcola che le maggiori speculazioni immobiliari, bloccate dalla crisi o dalle regole in tutta Italia, avranno sfogo torrenziale proprio in Sardegna. Cemento che cola come se piovesse. Lavoro per muratori e piazzisti fino alla consumazione di tutto. Solo questo? No… il prossimo anno si discuterà delle basi e servitù militari. E la Sardegna, con la sua crescita esponenziale di tumori e inquinamento, preoccuperebbe se fosse abitata da gente cosciente e resistente… E ancora: si parlerà di energia. Scommetto fin d’ora che cominceremo ad avere problemi di ecomafie, come non è difficile prevedere che se una centrale nucleare nascerà, malgrado i referendum che lo dovrebbe impedire, la Sardegna per prima ne sarà gratificata. Poi c’è da esigere i crediti dallo Stato… E i trasporti… Molti sardi, con Soru, si stavano rendendo conto che è possibile liberarsi di pesi economici e malfunzionanti come la Tirrenia ed il suo carico ultracinquantennale di umiliazioni subite. Inoltre la sanità e la scuola si stavano avviando verso un modello non tanto ‘nazionale’, quindi pericoloso. A chiudere il discorso, si aggiunga che l’idea indipendentista o anticolonialista è diventata meno spaventosa, o quantomeno oggetto di tranquilla discussione entrando indenne perfino nei comizi di Soru.
Metteteci inoltre il fatto che i sardi sono da sempre un inesauribile e silente serbatoio di combattenti gloriosi, giardinieri tuttofare, camerieri pronti e capaci che… pensate: si comprano con poco, sono fedeli, riconoscenti, e non protestano nemmeno se qualcuno cambia nome ai loro luoghi di nascita. I sardi utili servono e sono servili. E tacciono. Odiano chi protesta, si ribella, si differenzia, chi spera o mostra altre possibilità di vita. Soprattutto se conterranei. Come rinunciare ad un tale patrimonio umano?

Ma non si parlava della lingua?
Quale lingua? Il sardo che ho sentito su youtube (Sanremo era davvero troppo) non è la mia lingua, è quella del buon selvaggio che va in costa a divertire il turista col suo esotismo da animatore. Un logudorese forzato, mal pronunciato alla olbiese (Tazenda… caricottos) o alla nuorese da un cagliaritano che in un’intervista ha testualmente detto: “unu basu grandi a tottusu” oppure “non mi piace Soru perché ha rovinato il Poetto con quella sabbia scura”.

La mia forza è un altro modo di dire forza (in sardo fortza) paris: forza tutti insieme, purché a testa bassa come i buoi… mentre intanto un’altra Forza dall’Italia sta stendendo le sue planimetrie ed i suoi piani militari sulla mia terra.
Ma si deve lavorare… e trovo persino commovente la realizzazione del sogno del parrucchiere di Pirri o dei barroseddos di Terranòa. Sinceramente, auguro loro tanta fortuna e il danaro che meritano. E ne sono contento come quando leggo di una vincita alla lotteria a Tresnuraghes pensando che laggiù si alzerà un pochino il PIL e anche qualcun altro (giornalaio, tabaccaio, barista, panettiere…) ne godrà. E speriamo che, dati per persi i vincitori, almeno quel qualcun altro ricominci a pensare.

articolo scritto per

18 febbraio 2009

la Sardegna si è ristretta

Come nei peggiori incubi, come nei racconti delle più spietate invasioni, ancora la Sardegna si restringe ed i Sardi si allontanano dal mare. Quelli che tentano di restare vicino alle coste vengono sterminati senza pietà.

La storia si ripete in ricorsi crudeli: era già successo coi romani e con i mori, perdurava nel periodo degli spagnoli e dei savoia...
Solo da poco ci eravamo rilassati. Riattirati all'esterno dagli specchietti e le collanine dei nuovi sorridenti colonizzatori, li abbiamo serviti in silenzio e con dedizione: camerieri nelle loro residenze fortificate, ascari nelle loro guerre, sicari nelle loro vendette, ottusi esecutori delle loro voglie... servi, anzi, servi dei servi...
Un popolo di servi senza storia. A loro tutto il mio inutile disprezzo. Sì perché non si può avere pietà o comprensione per il servilismo e l'assenza di etica.
In effetti avevo già cominciato ad avere dei dubbi ed a provare dolore quando davanti al 'magazzino' nuragico, ormai pallido simbolo della nostra esistenza, era stata consegnata la bandiera.
Ma interpretai quel gesto come una mossa falsa che avrebbe risvegliato ancora di più il nostro orgoglio e confermato che potevamo di nuovo essere un popolo. Niente di più sbagliato. Il mio ottimismo non aveva colto l'esatta esemplificazione di ciò che stava per succedere: la resa senza condizioni.

Ed ora eccoci qua: nuovamente sconfitti e piegati, nuovamente ripiegati nei fieri (?) villaggi dell'interno, arroccati e imprendibili (perché non appetibili), e sempre più spopolati di spirito e persone.

La Sardegna è un feudo senza orgoglio. I pochi sardi che tentano di resistere sono traditi da coloro che s'inchinano senza alcuna cultura né memoria. Ora si ritorna indietro e si dovrà ricominciare tutto da capo. Eravamo a Bisanzio, s'ardia fidel'e Antìne, e ne abbiamo riportato soltanto la maledizione perpetua: crollo e decadenza.

E che ora non si parli di Rinascimento sardo, che le intelligenze sappiano indossare il lutto della mente, che chi si è dimesso o ha smesso per salvarsi il culo non ritorni mai più.
Oggi siamo di nuovo soli e con sempre meno ricordi.
Da qui ricominciamo, e non abbiamo tempo da sprecare.



diversi e differenti commenti sulla questione:
- altra voce
- democrazia oggi
-
sardus disterraus





il piemontese Bogino
(in Sardegna sinonimo di boia)

13 febbraio 2009

a lutto

senza parole riporto questo triste comunicato

Sabato 14 febbraio alle ore 16
critical mass silenziosa a lutto
Piazza Nettuno, Bologna


Domenica 8 febbraio in via Saragozza angolo via Audinot alle ore 21,30 Paride è stato investito e ucciso da un SUV guidato da un ventenne che era sulla preferenziale. La notizia è qui.

Nel frattempo ci son stati altri due investimenti mortali in provincia di Bologna.

Paride Emiliano Idda era un ragazzo sardo di 24 anni, uno studente di Sassari, un fumettista appassionato di pittura che frequentava la ciclofficina e lo spazio sociale autogestito XM24 a Bologna. Giovedì 12 febbraio alle ore 12 sul luogo dell'incidente un gruppo di ciclisti ha appeso questo striscione


Nella serata di Domenica 8 febbraio 2009 Paride pedalava su via Saragozza quando è stato travolto e ucciso da un SUV. E' l'ennesimo ciclista morto a Bologna, città che in soli due anni ha visto morire sulla sella ben cinque persone, tutte vittime del traffico motorizzato. Il vocabolario certamente non riesce ad esaurire tutto ciò che solo un doloroso silenzio potrebbe suggerire. E non sta a noi fare la cronaca di una morte che, mentre ammutolisce in quanto esseri umani, costringe tutti a non poter più tacere. Perché di nuovo, ancora, essa è l'estrema ma già nota conseguenza di una situazione che vede l'automobile rivelarsi come l'emblema di una cultura occidentale votata all'auto distruzione.

A Bologna di tutto questo se ne fa esperienza quotidiana. A nulla servono le mosse ridicole di quegli amministratori che vogliono rifarsi il trucco spacciando Bologna come città della bicicletta, Bologna ciclabile, Bologna va in bici e altre formulette per l'evenienza, perché così, drammaticamente, non è. Rifiutiamo indignati queste mascherate opportunistiche, poiché esse offendono sfacciatamente chi ogni giorno sceglie criticamente, sui propri pedali, di affrontare una città congestionata per tentare di ritrovarla, per reinventarla, per amarla. E prontamente gli avvoltoi mediatici sono scesi in picchiata sulla preda, per trarne desertificanti verità preconfezionate, ma che sappiamo ormai essere già da tempo scadute. Il collegamento, ad esempio, assolutamente ideologico, fra presunta ebbrezza del guidatore, mancato rispetto delle regole stradali e morte. Sappiamo invece che sul castello di carta della famigerata “sicurezza stradale” (formula tanto in voga quanto vacua) sta in bilico una società che, suo malgrado, sconta ogni giorno gli effetti e le conseguenze della secolare mitologia del “progresso”

che si è abbandonata totalmente alla Macchina, in un delirio fideistico risoltosi ben presto in dipendenza distruttiva da conflitti armati per il controllo di territori, persone e risorse energetiche

che ha preso la forma di asfissianti realtà urbane nelle quali vige la più selvaggia norma del “si salvi chi può”

che in mezzo alle nebbie dello smog urbano si dibatte convulsa, evitando di voler riconoscere se stessa in una morte che è sempre stata già lì, per terra, sull'asfalto quotidianamente unto dall'indifferenza.

per saperne di più visita i siti:

12 febbraio 2009

parte il Renàutobus

L'altra sera mi sono commosso a vedere 1200 persone, di cui almeno 1000 sardi, che venivano a sostenere l'intelligente iniziativa del Renàutobus. C'era calore, attenzione, affetto. E una presenza eccellente di sensibilità e generosità. Ho sentito di appartenere a un grande popolo. Una serata indimenticabile sotto tutti i punti di vista, non ultimo quello della qualità delle proposte artistiche. Non voglio continuare per non esagerare con gli aggettivi, ma credetemi: dagli anni settanta non vedevo una tale partecipazione ed un tale entusiasmo. Comunque, per chi non c'era, ecco i links divisi in due filmati:


Domani pomeriggio alle 15 parte il Renàutobus e diventa reale la scommessa che insieme al comitato Bologna per Soru abbiamo intrapreso lunedì scorso al teatro delle Celebrazioni: molti giovani potranno tornare per votare.

ragazzi, buon viaggio!

bazi in bonòra


torrades pro votare, votade pro torrare...
fintzas pro nois:

MEGLIO SORU

5 febbraio 2009

post personale con valenza pubblica

Dato che mi vengono rivolte da più parti domande sul "come mai" o "perché" io sostenga visibilmente Renato Soru alla presidenza della Sardegna, utilizzo questo spazio per chiarire cercando di fare in modo che le mie risposte siano il più "generali" e il meno "private" possibile.
  • Ho sostenuto Soru alle elezioni scorse e devo ammettere di non essermi mai pentito
  • Penso che Soru sia capace di garantire un clima politico e di confronto che in Sardegna manca da sempre.
  • Credo nelle proposte che Soru porta avanti viste le strade già intraprese (welfare, scuola, legge salvacoste e interesse alle comunità dell'interno, master & back, difesa del territorio e della cultura, risanamento dei bilanci...)
  • Non credo per niente nel lìder maximo alla Ceausescu. Sarebbe un taglio mentale molto più vicino al PDL. Soru, che è un uomo, in quanto tale è naturalmente soggetto ad errori.
  • Dunque votarlo non significa abbandonare la propria coscienza civile e politica nelle sue mani. Ogni eventuale errore di un governante è altrettanto imputabile al silenzio dei movimenti e dei singoli sulla medesima questione. Siamo o no individui pensanti? abbiamo un'etica?
  • La facoltà di vigilare sull'operato delle Istituzioni e di praticare eventuale dissenso, anche forte e radicale, è un'opzione garantita dalla Costituzione ai singoli ed alle associazioni. Si chiama fare politica. Oltre e nonostante le eventuali debolezze, fermezze, simpatie o antipatie personali. Non ho motivi per pensare che Soru possa mai andare contro questo principio.
  • Altra cosa che meraviglia alcuni è il fatto che io stesso sia stato protagonista di simili contingenze (vedi post su ex-zone minerarie, campi da golf, mancato o scarsissimo finanziamento di un progetto culturale da me diretto ad Asuni). Per quanto riguarda l'opzione "opporsi", invio ai punti precedenti. Ma aggiungo: sono stato educato fin da piccolo ad avere uno sguardo largo... e dignità prima di tutto. Non faccio MAI questioni personali, ma politiche. I personalismi... la permalosità... mi getterebbero in una condizione di miseria interiore insanabile. Immagino e credo che anche per Soru sia lo stesso... se così non fosse, sarebbe un problema solo suo.
  • Esiste la possibilità di un voto disgiunto. Dunque ognuno potrebbe votare la formazione che preferisce. Questo sarebbe uno stimolo anche per Soru.
  • Qualcuno oggi è in grado di proporre un presidente possibile oltre lui? Certamente è il migliore che abbiamo. Basta pensare a come si sta liberando della casta, quei loschi individui che dal dopoguerra occupano le istituzioni. Il problema eventuale sarà soltanto se sbaglierà a scegliere i suoi collaboratori e gli assessori. Spero sinceramente non succeda e confido anche nell'ulteriore - triste - eventualità di correggere il tiro nel percorso.
considerazioni:

se Soru vince
in Sardegna, perde Berlusconi - e questo può creare speranze

Soru trasporta speranze come da trenta o quarant'anni nessun uomo politico ne dava

sulle speranze noi dobbiamo lavorare a mantenerle aperte e portarle avanti

Chi a Bologna ha ascoltato il lucido e chiaro discorso di Renato Soru non può non provare entusiasmo per le finestre che ha aperto sul futuro dell'Isola. Abbiamo davvero bisogno di crederci, e questo basta per sostenerlo. Non ho dubbi.
Chi a Bologna ha visto 1000 studenti pieni di speranza che vogliono tornare a votare - per poi poter tornare e restare - non può non appoggiare il Renàutobus (e questi studenti e giovani lavoratori non sono certo attratti soltanto dal PD, ma da tutte le formazioni della sinistra).
Loro hanno speranze. Io alla loro età non ne avevo, e, dopo 34 anni, non so ancora quando potrò tornarmene in Sardegna come vorrei (cioè senza chiedere favori a nessuno).
Ho entusiasticamente accettato di partecipare al concerto per pagare il viaggio agli studenti. Faccio male? Credo di no. Anzi, faccio benissimo.

------------------------------------------------
Chiudo dicendo ciò che per me resta ovvio: io vengo dai movimenti e lì intendo restare (a Bologna appoggio la "città libera" di Bifo e Monteventi...)
Vorrei che in Sardegna venissero eletti soltanto dei consiglieri sinceramente antimilitaristi per fare una pressione forte e finalmente risolvere la questione delle servitù militari. Riporto il comunicato del comitato gettiamo le basi verso il quale nutro una seria fiducia politica.
------------------------------------------------

ELEZIONI
Per chi persiste nell’obiettivo del “governo amico” di centrosinistra

Sul tema della schiavitù militare inferta alla Sardegna i candidati vecchi e nuovi proposti dallo schieramento di centrosinistra si distribuiscono, grosso modo, in tre gruppi:

- Molti non hanno mai tradito la scelta politica di antica data che assegna all’isola il ruolo di scuola di guerra e campo di battaglia permanente. Non potrebbe essere diversamente in uno schieramento che annovera tra i suoi grandi leader l’ex-ministro Parisi.
(
rinvio ad un mio post precedente sulla questione).

- La stragrande maggioranza, più prudente, da prova di mantenersi fedele alla tradizionale linea politica delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.

- Alcuni si sono spesi sull’esigenza di
liberare la Sardegna dal giogo militare in numerose dichiarazioni stampa, con divisibilissime e sacrosante, purtroppo, scisse dall’azione concreta, non supportate dall’individuazione di strumenti adeguati e obiettivi concretamente perseguibili a breve, medio e lungo termine. Nei rari episodi in cui le parole sono state accompagnate dai fatti spesso gli strumenti adottati sono stati inefficaci e talvolta il risultato ottenuto controproducente.

Solo quattro i candidati “outsider” che hanno dimostrato di sapere e volere coniugare parole e fatti, ideali e impegno concreto in prima persona:
Claudia Zuncheddu (Rosso Mori), Rita Marras (Prc Sassari), sempre attive in tutte le lotte, hanno denotato capacità di realismo politico utilizzando mezzi e praticando percorsi adeguati a calare nella realtà “il sogno” di liberare l’isola dal ruolo infamante e devastante di base di tutte le guerre.
Giancarlo Bulla (IDV), il corrispondente della Nuova Sardegna che con un’indagine seria e accurata, sostenuta da passione e “spirito di militanza” ha contribuito a imporre l’attenzione sull’epidemia di tumori e alterazioni genetiche che ha come epicentro il poligono della morte Salto di Quirra.
Il consigliere uscente Paolo Pisu (Prc), animatore della Tavola sarda per la pace che ha dato spazio e risonanza alla lotta di popolo per Gettare le Basi militari fuori dalla Sardegna e fuori dalla Storia.

Non si fa riferimento alle forze politiche minoritarie dell’area nazionalitaria, sempre presenti in tutte le nostre lotte e pertanto straripanti di candidati impegnati da anni in prima persona con serietà e coerenza.

Comitato sardo Gettiamo le Basi

p.s.
mai come stavolta i candidati credibili sono sparsi nelle varie formazioni... ahimé... ahimé... ahimé...
esempio:
conosco personalmente Rita Marras di Rifondazione Comunista e la stimo tantissimo.
se votassi Rifondazione... la voterei

inoltre
avrei gradito che il Comitato avesse fatto anche altri nomi, da IRS a Sardigna Natzione...
per esempio:
l'ottimo Franciscu Sedda di IRS.
se votassi IRS... lo voterei

ma sono residente fuori dalla Sardegna da 34 anni...
e dal '77 voto fuori... a dolu mannu!